LA LEGGE DI AGGIUSTAMENTO CUBANO: PERFIDA POLITICA MIGRATORIA DEGLI STATI UNITI.

 

Nel discorso di chiusura del VII Congresso della Federazione di Donne Cubane, al termine della Tribuna Aperta della Gioventù e gli Studenti dell'8 marzo scorso, Fidel comunicò che il giorno successivo, cioè, giovedì, una nave rapida nordamericana avrebbe rimpatriato 18 cittadini cubani intercettati tra i 107 che avevano cercato di raggiungere le coste del suddetto paese fra il 2 e il 6 marzo.

Il rimpatrio annunciato dai guardacoste non ebbe luogo giovedì ma venerdì. Ritornarono sette donne, sette uomini, due bambine di due anni, un bambino di quattro e un altro di dodici.

Le testimonianze degli adulti e del bambino di dodici anni, nonché i dati degli archivi, hanno fatto possibile ricostruire in dettaglio la storia del viaggio avventuriero che è stato intercettato e il comportamento dei bambini e degli adulti che, consapevolvente o meno, ne hanno partecipato.

Quanto si informa di seguito è solo una breve sintesi dell'accaduto:

Milagros Reyes León, 37 anni, nata a Caibarién, Villa Clara. Madre del minore dodicenne Yaisiel Hernández Reyes. Nel 1998, aveva partecipato a un'espatriazione illegale insieme a suo figlio, risultando rimandati dalle autorità delle Bahamas. Lei disse sinceramente che sia allora sia in quest'ultimo tentativo, il bambino gli aveva detto che non voleva partire. Aggiunse che nell'ultimo viaggio le disse che voleva rimanere a Cuba con la nonna.

Disse che la sua motivazione principale era raggiungere un fratello residente negli Stati Uniti, che l'aveva convinto a partire e che non era l'aspetto economico ciò che l'aveva spinto a realizzare tale azione.

Julia Estela Araque García, 22 anni, nata a Caibarién, Villa Clara. Motivazione: emigrare illegalmente con la figlia di due anni per raggiungere il marito, Humberto Campos Rodríguez, che viaggiò nello stesso modo verso gli Stati Uniti.

Laisy Karina Becerra, 29 anni, nata a Santa Clara, Villa Clara. Il marito, Luis Alberto Rojas, abbandonò illegalmente il paese nel febbraio scorso, allora lei non volle partire aducendo la poca età della figlia. Tuttavia, 15 giorni dopo, si imbarcò con la figlia di due anni sul motoscafo che realizzerebbe il viaggio illegale.

Viveva comodamente, giacché il marito, come trasportatore privato, guadagnava bene.

Niurka María Alejo Trujillo, 33 anni, nata a Santa Clara, Villa Clara. Disse che nel 1995 s'iscrisse al sorteggio di visti convocato dagli Stati Uniti, ripetendo tale azione nei sorteggi successivi senza ricevere alcuna risposta, aveva persino valutato la possibilità di divorziare e contrarre nuove nozze con qualcuno che avesse vinto il sorteggio.

Motivazione: emigrare illegalmente con il figlio di quattro anni per raggiungere il marito, Orestes Bernal Ruíz, che abbandonò illegalmente il paese due anni fa e risiede attualmente a Tampa. Da lui riceveva un aiuto economico di 100 dollari mensili con i quali poteva soddisfare senza alcuna difficoltà i propri bisogni e quelli del bambino.

Non avendo ricevuto il visto, tentò di emigrare con il bambino di quattro anni, senza pensare che potesse sorgere alcun problema. Fu Alberto Reyes Manso, organizzatore della riferita espatriazione illegale, a contattare lei, domandando il pago di 6000 dollari all'arrivo in territorio nordamericano.

Yoanna Anoceto Real, 24 anni, nata a Caibarién, Villa Clara. Disse di aver avuto un'infanzia problematica perché fu abbandonata dai genitori quando era piccola, rimanendo alle cure di una zia. Cercò di uscire del paese per la prima volta in febbraio del 1998, essendo rimandata a Cuba il mese successivo.

Motivazione del secondo tentativo: raggiungere il marito, Luis Orlando Ventos Pérez, che abbandonò il paese in modo illegale in luglio del 1999.

María Isabel Rodríguez Perera, 28 anni, nata a Caibarién, Villa Clara. Motivazione: raggiungere il marito, Rayner Normando Herrera Pérez, che abbandonò illegalmente il paese in luglio 1999 e risiede negli Stati Uniti. Ha due figli, un maschio e una femmina, entrambi minorenni, che non sono figli di Rayner Normando Herrera Pérez. Non li portò con sé perché non erano sotto la sua cura e custodia.

Nersy Gómez Gómez, 47 anni, nata a Camaguey. Concluse gli studi liceali nel 1970 e contrasse matrimonio con Angel Barbera. Nel 1980, il marito avviò le pratiche per acquisire la cittadinanza spagnola poiché era figlio di spagnoli. Lo stesso anno viaggiò in Spagna, e successivamente si trasferì a Miami. Nersy cominciò a lavorare nel commercio, con la carica di amministratore, essendo l'efficenza la sua caratteristica più evidente. Inoltre, riceveva ogni mese una rimessa dal padre dei figli. Nel 1990 lasciò il lavoro, e continuò a vivere solo con la rimessa. Nel 1994, l'ex marito avvia le pratiche per reclamare i due figli, Angel Barbera Gómez e Kadel Barbera Gómez, i quali partono dal paese legalmente in agosto dello stesso anno, sistemandosi con il padre a Miami. A partire di quell'anno, lei s'iscrive ai diversi sorteggi del'Ufficio d'Interessi degli Stati Uniti all'Avana. Non riceve il visto. Per pagare il prezzo del viaggio illegale, Gómez Gómez vende la casa. Questa signora, anche se rimpatriata come integrante del gruppo dei 18 è l'unica che quando fu intercettata non viaggiava nella stessa imbarcazione delle altre 17 persone.

Yaisel Hernández Reyes, 12 anni, figlio di Milagros Reyes, è l'unico bambino che può esprimere con precisione i propri sentimenti, è al secondo corso della scuola media "Julio A. Mella" di Caibarién. Disse che amava la sua scuola anche se non aveva ancora definito la sua vocazione futura. Aggiunse che amava giocare con gli amici nella strada e che il suo hobby preferito era l'allevamento di colombe.

Questo bambino è stato costretto a partecipare a due espatriazioni illegali insieme ai genitori quando aveva 10 e 12 anni, in entrambi i casi, contro la propria volontà, anche se aveva detto ripetutamente alla madre che non voleva andarsene. Raccontò che gli faceva male abbandonare la scuola, gli amici e le colombe. Disse a una giornalista che voleva rimanere con la nonna, che doveva essere intervenuta chirurgicamente. Riferì a lei che ambedue le volte ebbe paura di cadere nel mare, che l'imbarcazione affondasse, che una grossa onda lo coprisse e lo facesse affogare . "Non vorrei mai che questo si ripetesse".

Uomini che parteciparono:

Heberto Arango Aguiar, 38 anni, nato a Villa Clara. Il padre è negli Stati Uniti da circa 20 anni. Nel febbraio scorso lo visitò e rimase con lui per 15 giorni, il che influì sulla decisione di abbandonare il paese illegalmente. Nei casellari non constano precedenti penali.

Dasni Landaburu Padrón, 22 anni, nato a Ranchuelo, Villa Clara. Ritenuto elemento antisociale. Non ha mai lavorato. Dal momento in cui abbandonò gli studi della scuola media, cominciò a partecipare a delle attività illecite. Fu processato per ricettazione di prodotti rubati in virtù della denuncia 173/95 e detenuto anche per furto, nello stesso anno, nella provincia di Cienfuegos.

Juan Hernández Pérez, 47 anni, nato a Caibarién, Villa Clara. Addetto al trasporto alla stazione capolinea di trasporto terrestre di Caibarién. Processato per malversazione nel 1997. Il primo marzo 1998 abbandonò il paese illegalmente partendo dalla base di pesca sportiva di Caibarién a bordo dell'imbarcazione "Azael", insieme a circa 30 persone, fra cui diversi bambini, compreso il proprio figlio. Fu rimpatriato dalle autorità delle Bahamas il 18 maggio 1998, attraverso l'aeroporto internazionale "José Martí". Il 20 luglio dello stesso anno tentò ancora una volta di uscire dal paese partendo dal lungomare di Caibarién. Gli vennero applicate misure di profilassi. Non ha altri precedenti.

Antonio Sosa Carballal, 34 anni, nato a Santa Clara, Villa Clara. Non conosce il padre. Ex reo, condannato per reati comuni con recidiva reiterata. Causa 45/85: condannato a tre anni di carcere per furto e disordine pubblico. Scontò la condanna in carcere da maggio 1987 fino ad aprile 1989.

Exreo, condannato per lesioni gravi nella causa 563/90 del Tribunale Provinciale di Villa Clara. In carcere da novembre 1990 a maggio 1995.

Cercò una volta di abbandonare illegalmente il paese e fu rimpatriato dal servizio di guardacoste nordamericano il 2 luglio 1998.

Inocente Rafael Aguiar Rodríguez, 36 anni, nato a Ranchuelo, Villa Clara.

Soffriva di schizofrenia e ciò fu la causa dei problemi alla scuola primaria. Si eccita spesso e facilmente.

Lavorò prima in una fabbrica di tabacco. Lasciò il lavoro per dedicarsi alle attività illecite, diventando così un elemento antisociale di pessima condotta.

Fu condannato dal Tribunale municipale di Ranchuelo a 8 mesi di carcere nella causa 146/92 per il reato di resistenza all'arresto, e scontò la condanna fra aprile e ottobre del 1992.

Viene denunciato tante altre volte per insubordinazione, detenzione illegale di armi bianche, ricettazione di prodotti rubati e ogni tipo di attività illecite. Gli furono imposte diverse pene.

Humberto Teodoro García Sosa, 41 anni, nato a Ranchuelo, Villa Clara.

Exreo, condannato per furto nella causa 511/87 e per ricettazione nella causa 285/90.

Lesioni meno gravi (lesioni che senza mettere in pericolo la vita della vittima, né causare incapacità, deformità, o altre sequele anatomiche fisiologiche o psichiche, richiedano di trattamento medico. NdT.). Denuncia 645/90.

Furto. Denuncia 46/91.

Condannato per furto e uccisione di bestiame. Causa 3696.

Gli sono state imposte multe: per speculazione il 10.9.97, disordine pubblico il 12.9.98 e per furto il 9.3.99.

Ricettazione. Denuncia 284/99.

Condotta antisociale. Denuncia 162/99.

E' stato reiteratamente ammonito per attività illecite di traffico di carne e vagabondaggine.

Noy Agustín Enríquez Caballero, 31 anni, nato a Santa Clara, Villa Clara.

Denuncia 122/91. Delitto di furto con intimidazione.

Delitto di furto il 2.4.91.

Denuncie 519/91, 979/97, 438/97 e 833/97, nei municipi di Santa Clara e Cifuentes per furto con violenza e furto e uccisione di bestiame.

Processato per evasione dal carcere. Denuncia 312/95.

Alberto Reyes Manso, 45 anni, nato a Villa Clara. Fu l'organizzatore del viaggio. Partì da Caibarién con la propria famiglia e altri partecipanti all'avventura sul treno Caibarién-Santa Clara, alle ore 4:40 della notte. A Santa Clara presero un camion che li portò per l'autostrada fino a Sagua la Grande. Da lì camminarono fino a un punto della costa dove arrivarono la notte. Una piccola imbarcazione li portò fino a un isolotto vicino, faccendo due viaggi. Lì vengono a prenderli in un'imbarcazione di due motori di quelle che si dedicano al traffico di persone, procedente dalla Florida, guidata da un individuo il cui nome non è stato possibile precisare, accompagnato da Rayner Herrera Pérez e Humberto Campos Rodríguez, che avevano abbandonato il paese a luglio del 1999 e risiedevano negli Stati Uniti, coniugi di María Rodríguez Perera e di Julia Estela Ararque, che partivano in questo viaggio illegale.

Il fuoriborda di due motori, che arrivò con un guasto in uno di essi, avanzava lentamente lungo il canale delle Bahamas, sopracarico, con 22 emigranti e i tre residenti in Florida a bordo.

Il combustibile presto finisce. Chiedono aiuto ad uno yacht nordamericano di colore bianco che naviga vicino a loro. L'equipaggio di questi ri rifiuta. Forse avvertono i guardacoste che più tardi intercettano l'imbarcazione in precario e fanno salire a bordo tutte le persone che viaggiavano in essa.

Dopo viene l'imbroglio. Il giorno 9 annunciano alle nostre autorità che rimpatrieranno 18 persone intercettate in acque internazionali, mentre navigavano verso gli Stati Uniti. Dopo ci informano che rimpatrieranno altri due. Erano nientemeno che gli altri due emigranti illegali cubani residenti negli Stati Uniti che noleggiarono la barca e accompaganarono nel viaggio il trafficante che la guidava. Fu loro risposto che questi due cittadini coinvolti nell'operazione erano residenti negli Stati Uniti e quindi non si accettavano.

D'altra parte, l'organizzatore del viaggio, la moglie e i tre figli, tra cui una bambina di 4 anni, furono separati dal resto del gruppo.

Alberto Reyes Manso, il principale responsabile dell'operazione, lasciò il lavoro a Caibarién circa dieci anni fa, dedicandosi interamente agli affari illeciti e ai giochi proibiti. Era stato condannato per emigrazione illegale l'11 febbraio del 1992, causa 1053/92. Abbandonò il paese il 1 marzo 1998 e fu rimpatriato in maggio dello stesso anno dalle autorità di Bahamas. In quel viaggio illegale e rischioso, in un imbarcazione con 30 persone a bordo, portò con sé la moglie e i tre figli, il minore di essi aveva soltanto due anni.

Analizzando le possibili ragioni della strana decisione di non rimpatriare Reyes Manso e la sua famiglia, si conobbe che questi aveva dei contatti a Caibarién con un grupetto degli "amichetti" dell'Ufficio d'Interessi degli Stati Uniti a Cuba, che avevano assunto il pittoresco nome di Associazione di Balseros Pace, Democrazia e Libertà. Tutto un simbolo del maritaggio tra gli Stati Uniti e traditori, annessionisti e delinquenti a Cuba.

Tutta la perfidia politica degli Stati Uniti contenuta nella Legge di Aggiustamento Cubano si rende evidente con questa storia.

Ogni cittadino cubano che in virtù di essa viaggia illegalmente negli Stati Uniti, genera un'ulteriore catena di viaggi illegali, con tutti i rischi e le frequenti perdite di vite umane.

Tentano di rimandare a Cuba i due emigranti illegali che in virtù di questa legge ricevettero la residenza negli Stati Uniti e adesso partecipano in un operazione di contrabbando. Non osano di processarli in Florida. Rimandano a Cuba 17 dei 22 che viaggiavano nell'imbarcazione avariata e senza combustibile. Aggiungono a questo gruppo una donna che fu intercettata in un altro viaggio illegale. Nessuno conosce dove sono andate a finire le tante altre persone che erano con lei nella stessa operazione di contrabbando di emigranti. L'organizzatore del viaggio che ha messo a repentaglio la vita di 22 persone, tra cui 7 donne e 5 bambini, compresa la propria moglie e la figlia minore, e senza contare la signora che era stata intercettata in un altro viaggio, viene accolto insieme alla famiglia per concedergli la residenza negli Stati Uniti, senza dubbio per rallegrare i suoi amici della Fondazione e gli alleati di essi al Congresso degli Stati Uniti.

Non dicono neanche una parola sul numero totale di persone che erano sull'imbarcazione intercettata, né su quelle che secondo i termini dell'accordo migratorio dovevano essere rimandate a Cuba e non lo sono state.

Quando è stato domandato loro la cifra totale di donne e bambini che viaggiando in modo illegale negli Stati Uniti avevano raggiunto le loro coste o erano stati intercettati durante la prima settimana di marzo, rifiutarono di rispondere al paese la cui cittadinanza ostendono queste persone, come se fossero dei fantasmi vagando per il mare.

Sanno che ciò è un punto molto sensibile nell'ambito del problema creatosi con lo scandaloso sequestro di un bambino cubano naufrago che non aveva ancora compiuto i sei anni.

Imbarazzati dalle proprie contradizioni, spaventati dalle grida della maffia terrorista cubano-americana di Miami, coivolti nella politica sporca di una multimilionaria campagna elettorale, commettono un errore dietro l'altro. Il Servizio di Guardacoste, colpito dai tranelli, le trappole e dalle campagne pubblicitarie sferrategli contro, è ogni giorno più demoralizzato e meno efficente.

Ci sono degli accordi che stabiliscono con assoluta chiarezza che coloro che fossero intercettati in mare sarebbero rimandati a Cuba. Per anni il 30% degli intercettati non veniva rimandato, il che è un'evidente concessione ai nemici degli accordi migratori.

Il numero degli intercettati è ogni giorno minore. Stando al dato di 140 cittadini cubani emigranti illegali che hanno raggiunto le coste degli Stati Uniti durante la prima settimana di marzo, cifra ufficiale, approssimativa, riconosciuta dall'Ufficio d'Interessi all'Avana, di ogni cento persone che tentano di emigrare illegalmente, gli Stati Uniti ne intercettano solo il 12.85%. Una grande beffa o un'assoluta impotenza.

E' sorto il contrabbando con imbarcazioni immatricolate negli Stati Uniti e trafficanti residenti lì. Nemmeno uno è stato arrestato. Beffa? Impotenza? Mala fede?

Abbiamo sottoscritto degli accordi che stabiliscono che ogni parte adotterà le misure necessarie per garantire la migrazione legale, ordinata e sicura; abbiamo assunto un impegno per promuovere la riunificazione delle famiglie ed evitare le perdite di vite umane.

Gli Stati Uniti non hanno potuto o non hanno voluto adempiere agli impegni. La concessione di non meno di ventimila visti all'anno -senza dubbio l'unico impegno compiuto- non risolve il problema. Finché ci saranno famiglie divise, e alcune di esse disperate, il cui numero cresce in ogni emigrazione illegale -come si dimostra dai dati citati-; delinquenti, vagabondi, e fannulloni che sognano un paradiso per l'ozio e il delitto, o semplici cittadini che non sono in grado di resistere il rigore imposto da un criminale blocco che tenta il genocidio del nostro popolo e desiderano migliori condizioni materiali di vita, consapevoli che affrontando il rischio di arrivare a un isolotto delle Bahamas, da dove saranno poi trasportati nei fuoriborda dei trafficanti come se fossero un carico di droghe, o lasciandosi trascinare dalla corrente del Golfo su di un fragile mezzo di fortuna, otterranno la residenza automatica, il diritto a un impiego immediato, stipendi molto più alti e nessun rischio di rimpatriazione, sia in terra che in mare, ci saranno anche decine di migliaia di cittadini cubani esposti al rischio di morire nelle spesso tormentose acque del mare.

Che succederebbe con i milioni di messicani, haitiani, dominicani che senza blocco economico, né residenza, né diritto al lavoro immediato rischiano di morire ogni anno, se ci fosse anche per loro una Legge di Aggiustamento? Nessuno sarebbe in grado di calcolare il numero di morti che ciò provocherebbe.

Ogni giorno gli Stati Uniti eseguono meno punti essenziali degli accordi migratori.

Cuba, invece, ha rigorosamente adempito ognuno dei suoi impegni. Ormai, le 18 persone rimpatriate il 10 marzo, a eccezione di uno che essendo profugo della giustizia andrà in prigione, sono state trasferite alle loro case con lo stesso status che avevano prima dell'espatriazione. Se i bambini rimpatriati o le loro madri avessero bisogno di aiuto, lo stato rivoluzionario gliela offrirà, come ha sempre fatto con tutti i bambini che l'hanno richiesto. Non per caso siamo un paese socialista.