DICHIARAZIONE DEL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI

L’Unione Europea ha deciso, ancora una volta, di capitolare di fronte al governo degli Stati Uniti nel tema della sua politica nei confronti di Cuba.

In modo inusuale nella pratica diplomatica, l’Unione Europea ha reso pubblico un comunicato nella mattinata dello scorso 5 giugno in cui, oltre ad annunciare misure punitive contro Cuba, ha informato la comunità internazionale di avere inviato una lettera alle autorità cubane, la quale è arrivata al Ministero degli Esteri soltanto nel pomeriggio del suddetto giorno. Ciò non ha causato sorpresa nella Cancelleria: capivamo bene che, probabilmente, l’aspirazione europea era che il suddetto testo si conoscesse prima a Washington che all’Avana.

In Europa sapevano bene che la decisione di aderire agli attacchi del governo statunitense contro Cuba sarebbe percepita come una nuova prova di contrizione e pentimento europeo di fronte alle differenze sorte in occasione della guerra contro l’Iraq, tra "la Vecchia Europa" –come l’ha chiamato il signor Rumsfeld— e il governo imperiale nazifascista, che cerca di imporre la sua dittatura al resto del mondo.

La nuova dichiarazione sottoscritta dai Quindici conclude una tappa di continue dichiarazioni e aggressioni contro Cuba, realizzate proprio nel momento in cui il nostro paese ha dovuto affrontare i piani segreti che da Miami e da Washington cercano di fabbricare i pretesti per un’aggressione militare contro il nostro paese.

La suddetta escalation si è evidenziata nei seguenti fatti:

Posteriormente, il 27 maggio, c’è stato un nuovo tentativo di consegnare un’altra Nota di protesta che la nostra Cancelleria ha rifiutato per considerarlo ormai un’intollerabile intromissione negli affari interni di Cuba.

Infine, appare questa nuova dichiarazione di cui Cuba conosce dalla stampa internazionale prima che dall’Unione Europea.

L’inedito spiegamento contro il nostro paese risveglia tanto maggiore perplessità in quanto risulta proverbiale la saggezza europea per mantenere rispettoso silenzio quando le conviene o anche per essere complice tollerante di condotte e di fatti molti più gravi di quelli di cui adesso, senza nessuna ragione, si accusa Cuba. Come valutare d’altro modo il suo silenzio di fronte ai crimini perpetrati dall’esercito statunitense contro la popolazione civile irachena?

Questo è troppo. Cuba è costretta, una volta esaurita la sua paziente capacità per il dialogo e la tolleranza, a dare risposta a ciò che considera un atteggiamento ipocrita e opportunistico da parte dell’Unione Europea.

Nella sua più recente Dichiarazione, "l’Unione Europea lamenta che le autorità cubane abbiano rotto la moratoria che de facto esisteva sulla pena di morte".

Cuba non si dilungherà nella spiegazione delle ragioni eccezionali, spiegate ormai più d’una volta, che l’hanno costretta a prendere energiche misure contro tre sequestratori armati e con antecedenti penali per delitti comuni, che minacciarono di assassinare a decine di ostaggi, compresi vari europei. Cuba non ha mai ascoltato dall’Unione Europea una parola di condanna alla pena di morte negli Stati Uniti. Non ha mai visto l’Unione Europea patrocinare una condanna agli Stati Uniti nella Commissione dei Diritti Umani per l’applicazione della pena di morte a minorenni, a malati mentali e a stranieri ai quali non è stato nemmeno permesso di ricevere l’attenzione consolare a cui avevano diritto. Cuba non ha mai ascoltato una critica dell’Unione Europea relativa alle 71 esecuzioni che ci sono state l’anno scorso negli Stati Uniti, comprese quelle di due donne. Perché l’Unione Europea condanna l’applicazione della pena di morte a Cuba e non negli Stati Uniti?

Quindi, Cuba non prende sul serio questa lamentela dell’Unione; sa che si basa nell’ipocrisia e nella doppia stregua.

La Dichiarazione cita testualmente la lettera consegnata alla Cancelleria cubana in cui si ripetono gli stessi argomenti del governo statunitense. Si vuole un’altra volta mascherare da "oppositori" e da "giornalisti indipendenti" i mercenari che, pagati con soldi del governo degli Stati Uniti, cercano di contribuire dall’interno all’obiettivo della politica statunitense di sconfiggere la Rivoluzione cubana.

Più avanti, nella Dichiarazione europea si "fa un appello alle autorità cubane affinché evitino la sofferenza inutile dei prigionieri e non li sottomettano a trattamenti inumani". Cuba non farà lo sforzo di commentare questo offensivo "appello". Dirà soltanto che è una vile canagliata.

Cuba non ripeterà gli argomenti che ha già ripetuto più d’una volta. Aggiungerà soltanto che non ha mai sentito una parola di condanna dall’Unione Europea sulle centinaia di prigionieri –alcuni di essi europei— che gli Stati Uniti mantengono, violando le più elementari norme dei diritti umani, nella Base Navale che ci impongono a Guantánamo contro la nostra volontà. L’Unione Europea non ha mai detto una parola sulle migliaia di prigionieri, molti di essi arrestati a causa soltanto della loro apparenza fisica o per il fatto di essere musulmani, che il governo degli Stati Uniti mantiene in prigione dopo l’11 settembre, senza le più elementari garanzie giuridiche, senza giudizio e senza nemmeno pubblicare i loro nomi.

L’Unione Europea non ha mai pronunciato una parola sulle condizioni carcerarie degli oltre due milioni di prigionieri statunitensi, la maggior parte negri e latini, e tutti poveri, che i rapporti internazionali sui diritti umani hanno denunciato ripetutamente.

A Cuba, grazie alla Rivoluzione, non si sono visti in più di 40 anni manifestazioni di brutalità poliziesca, o di repressione violenta come quella a cui vengono sottoposti coloro che esprimono pacificamente per le strade la loro opposizione all’attuale ordine mondiale, o di trattamento xenofobo e razzista contro gli immigranti e contro coloro che chiedono l’asilo, così come avviene ogni giorno nell’Europa che si permette di darci lezioni.

Di seguito, l’Unione Europea annuncia le sue nuove misure contro Cuba, che vengono a essere una sorta di Atto di Capitolazione da attuare a causa della pressione del governo degli Stati Uniti.

Sono quattro le misure annunciate:

Primo: Limitare le visite governative bilaterali ad alto livello.

E’ necessario ricordare che negli ultimi cinque anni nessun Capo di Stato o di Governo dell’Unione Europea ha visitato Cuba.

Nemmeno il Re di Spagna, Don Juan Carlos I, che per la sua naturale simpatia e semplicità si è guadagnato il rispetto del popolo e del governo cubano, è riuscito a compiere la sua visita ufficiale; il Capo del Governo spagnolo, José María Aznar –che costituzionalmente deve autorizzare la visita--, è stato concludente: "Il Re andrà a Cuba quando sarà l’ora".

Da parte loro, soltanto due Ministri degli Esteri dei Quindici hanno viaggiato a Cuba dal 1998: il signore Louis Michel del Belgio, nel 2001 –il quale ha fatto un genuino sforzo per sviluppare i rapporti— e la signora Lydie Polfer, del Lussemburgo, nel 2003.

Nessun altro ha voluto in Europa –e oggi ancora meno— provocare dei dispiaceri a Washington. Invece, soltanto nel 2002, visitarono Cuba 663 delegazioni di alto livello del resto del mondo, di cui 24 Capi di Stato o di Governo e 17 Ministri degli Esteri.

Secondo: Ridurre il livello della partecipazione degli Stati Membri in avvenimenti culturali.

Su questa insolita decisione dell’Europa colta e civile diremo che dovrebbe almeno far vergognare i suoi autori.

Convertire gli intellettuali e artisti, europei e cubani, e i nostri popoli che si beneficiano dello scambio culturale, in vittime speciali dell’aggressione è una misura tanto reazionaria che risulta inconcepibile nel XXI secolo.

Il primo segnale di questa politica assurda era stato fornito dal governo spagnolo, che nello scorso aprile ha vietato la partecipazione della delegazione spagnola al festival "La Huella de España" (L’Impronta della Spagna; N.d.T.), dedicato proprio a rendere omaggio alla cultura del suddetto popolo fratello. A ciò si aggiunge il fatto che il Centro Culturale Spagnolo all’Avana, lungi dal promuovere la cultura spagnola a Cuba, obiettivo per il quale fu creato, ha mantenuto un programma di attività non riferite alla sua funzione originale, in aperta sfida alle leggi e alle istituzioni cubane, e in flagrante trasgressione della lettera dell’accordo che gli diede origine.

Nei prossimi giorni le autorità cubane adotteranno le misure pertinenti affinché il centro venga trasformato in un’istituzione che compia in realtà il nobile proposito di diffondere la cultura spagnola nel nostro paese.

Terzo: Invitare i dissidenti cubani alle celebrazioni di feste nazionali.

Con questa decisione, che convertirebbe gli ambasciatori europei all’Avana in impiegati del signor Cason, e che metterebbe le ambasciate dei paesi membri dell’Unione Europea al servizio del lavoro sovversivo della Sezione di Interessi nordamericana –il che fino adesso soltanto veniva fatto in modo aperto dall’Ambasciata spagnola--, l’Unione Europea formalizza l’intenzione di sfidare il popolo cubano, le sue leggi e istituzioni.

Cuba avverte, in modo sereno ma deciso, alle ambasciate europee e ai mercenari locali del governo nordamericano che non tollererà provocazioni né ricatti. I mercenari che tentino di trasformare le ambasciate europee all’Avana in centri di cospirazione contro la Rivoluzione, devono sapere che il popolo cubano saprà esigere che si applichino con rigore le nostre leggi. Le ambasciate europee devono essere coscienti che mancherebbero ai propri obblighi, stabiliti nella Convenzione di Vienna sui Rapporti Diplomatici, se si prestano al lavoro sovversivo contro Cuba.

Le misure che Cuba deva adottare per difendere la propria sovranità e le conseguenze che ne derivino saranno responsabilità esclusiva dell’Unione Europea, che con assoluta arroganza ha adottato una decisione che offende profondamente la sensibilità e la dignità del popolo cubano.

Quarto: Riesaminare la Posizione Comune dell’Unione Europea su Cuba.

Con quest’ultima formulazione, il signore Aznar e il governo spagnolo annunciano sin da adesso che intendono inasprire il testo della cosiddetta Posizione Comune su Cuba che, --vale la pena di ricordarlo— la Spagna impose al resto dell’Unione Europea nel 1996.

Il 13 novembre di quell’anno il giornale spagnolo El País, sotto il titolo: "La Spagna propone all’Unione Europea di interrompere il credito e la cooperazione con l’Avana", annunciava che:

"Il governo spagnolo proporrà domani a Bruxelles ai suoi soci dell’Unione Europea una strategia di persecuzione economica del regime di Fidel Castro (...) Il pacchetto che propone Aznar è strettamente in linea con l’attuale politica nordamericana. L’iniziativa che pretende portare avanti l’Esecutivo di Aznar suppone chiudere gli accessi alla cooperazione e ai crediti dei Quindici ed elevare il livello del dialogo con l’opposizione anticastrista.

"(...) Le misure carezzate da Aznar (...) presuppongono una rottura completa della politica spagnola con Cuba..."

Tra le misure annunciate dal giornale quel giorno c’era, oltre al tentativo di Aznar di sospendere la cooperazione dei quindici paesi europei con Cuba, alla revoca degli accordi imprenditoriali e alla chiusura dei crediti scarsi, costosi e a breve termine che Cuba riceveva in quel critico momento del periodo speciale, il seguente proposito:

"Dialogo con l’opposizione. Ognuno dei quindici ambasciatori europei all’Avana designerebbe un diplomatico specializzato nello stabilimento di un dialogo ad alto livello con i gruppi d’opposizione a Castro. I governi europei inviterebbero questi gruppi a un contatto permanente ad alto livello.

"Questo pacchetto si formalizzerebbe mediante una "posizione comune" dell’Unione Europea e si ispira direttamente alla strategia nordamericana di persecuzione proclamata dall’Ambasciatore itinerante statunitense, Stuart Eizenstadt."

Secondo il giornale El País, e la realtà lo ha confermato dopo: "Questo diplomatico statunitense ha insistito presso le cancellerie europee sulla necessità che l’Unione Europea abbandoni la sua attuale strategia..." nei confronti di Cuba.

"Ha anche promesso all’ambasciatore itinerante che se i quindici paesi comunitari aderiscono all’approccio nordamericano, Washington "conferirà" ai suoi soci successivi delle proroghe semestrali nell’applicazione della Legge Helms Burton, che inasprisce l’embargo a Cuba e punisce gli investimenti europei nell’isola."

"Spagna, che è stato il pilastro dell’approccio autonomo, diventerebbe così, se l’iniziativa fosse accolta, la punta di lancia del movimento inverso" –concludeva il giornale El País .

E così l’iniziativa del signore Aznar è stata accolta. Da essa è nata la Posizione Comune e, più tardi, la vergognosa Intesa dell’Unione Europea con gli Stati Uniti sulla Legge Helms Burton, in cui i governi europei hanno accettato di sottomettersi alle condizioni imposte dagli Stati Uniti, a cambio della promessa nordamericana di non castigare le imprese europee. Da essa nasce anche questa nuova campagna dei governi europei contro Cuba.

Il signore Aznar, ossessionato con il castigo a Cuba e diventato alleato minore del governo imperiale yankee, è stato il principale responsabile del fatto che l’Unione Europea non abbia un approccio indipendente e obiettivo nei confronti di Cuba, e sia oggi il principale responsabile di questa perfida escalation, proprio quando il nostro piccolo paese è diventato un simbolo della resistenza dei popoli alla minaccia che gli Stati Uniti impongano una tirannia nazifascista al resto del mondo, compresi i popoli europei –tralasciati e umiliati di recente quand’è stata ignorata la loro ferma opposizione alla guerra contro l’Iraq— e persino allo stesso popolo statunitense.

Cuba sa che il governo spagnolo ha finanziato –così come lo fa il governo degli Stati Uniti secondo quanto stabilito nella Legge Helms Burton— i gruppi annessionisti e mercenari che la superpotenza cerca di organizzare all’interno del nostro paese.

Come spiegare l’interesse del signore Aznar "nell’aumento della democrazia a Cuba", se lui è stato il primo e l’unico capo di governo europeo che ha appoggiato il golpe fascista nel Venezuela e ha offerto "il proprio appoggio e disponibilità" all’effimero "Presidente" golpista venezuelano?

Tuttavia, Cuba non incolpa il nobile popolo spagnolo, né gli altri popoli europei. Tutto il contrario. Cuba sa, malgrado le infami campagne mediatiche, quanta simpatia e ammirazione risveglia in molti cittadini di quei paesi, da dove ogni anno riceviamo quasi un milione di visitatori. Cuba sa quanta solidarietà risveglia in Europa, e ha sentito in questi anni la mano amica di migliaia di organizzazioni non governative, di associazioni civili e di comuni europei.

Cuba sa che i popoli europei –in esemplare lezione etica e umana— si opposero alla guerra nell’Iraq, la quale, tuttavia, l’Unione Europea non poté evitare, divisa dal tradimento nei confronti del resto dell’Europa eseguito dal governo spagnolo e umiliata da una superpotenza che arrivò a proclamare che attaccherebbe militarmente la città dell’Aia se alcun soldato statunitense fosse portato davanti al Tribunale Penale Internazionale.

Cuba solo prova amicizia e rispetto nei confronti di tutti i popoli europei, ma non può permettere che i loro governi, trascinati dal compromesso del Presidente del governo spagnolo con i gruppi terroristi di origine cubana che operano a Miami e con il governo di Bush, si prestino a collaborare per la creazione a Cuba di gruppi mercenari che agiscano per favorire gli sforzi yankee di distruggere la Rivoluzione cubana e di annettere il nostro paese agli Stati Uniti.

La decisione dell’Unione Europea di aderire all’aggressiva politica nordamericana contro Cuba è stata ricevuta con enfatica allegria e forti applausi, non soltanto dal governo degli Stati Uniti, il cui Segretario di Stato ha dichiarato: "Gli Stati Uniti potrebbero partecipare con l’Unione Europea ad una strategia comune rispetto a Cuba", ma anche dai mercenari che lavorano ancora dentro il nostro paese per il governo nordamericano, e dai portavoce dei gruppi terroristi di Miami.

Il cosiddetto Consiglio per la libertà di Cuba, gruppo batistiano di Miami che in questi giorni ha domandato al Presidente Bush di decretare il blocco navale contro Cuba, ha dichiarato: "Siamo contenti che l’Europa si unisca alle pressioni...", e la terrorista Fondazione Nazionale Cubano Americana ha sottolineato la propria compiacenza: "...ormai era ora che i paesi europei si rendessero conto..."

L’Agenzia DPA ha intitolato il suo articolo: "Gioia nell’esilio per decisione dell’Unione Europea su Cuba" e ha sottolineato che i gruppi estremisti cubani hanno reagito con "entusiasmo" e che "i telegiornali della televisione ispana a Miami iniziarono i loro spazi informativi notturni con la decisione dell’Unione Europea e sottolinearono le misure che prenderà l’organismo".

Risulta ovvio a chi serve la Dichiarazione dell’Unione Europea, e perché gioiscono i gruppi terroristi di Miami, responsabili di attacchi con bombe contro interessi europei a Cuba e persino dell’assassinio del giovane italiano Fabio di Celmo. E’ chiaro perché applaudiscono coloro che oggi esigono al governo degli Stati Uniti l’inasprimento del blocco e l’aggressione militare contro il nostro popolo.

Cuba, da parte sua, difenderà il suo diritto ad essere una nazione libera e indipendente con o senza l’appoggio europeo, anche se dovrà affrontare la complicità di certi governi con il gruppo fascista che governa oggi negli Stati Uniti.

Cuba non giudica alla stesa stregua tutti i governi europei e conosce bene chi sono i principali istigatori di questa inusitata provocazione.

Bisogna dire, inoltre, che all’attività cospirativa del governo spagnolo si è aggiunta l’azione del governo italiano che presiede il Primo Ministro Silvio Berlusconi.

In modo unilaterale l’Italia ha deciso di sospendere la sua cooperazione allo sviluppo con Cuba, che avrebbe potuto raggiungere quest’anno quasi 40 milioni di euro. Ciò comprende la revoca di:

  1. Un credito d’aiuto per 17.5 milioni di euro che avrebbe consentito il miglioramento dei sistemi d’irrigazione e l’incremento della produzione di alimenti nelle provincie Granma e L’Avana.
  2. Un credito d’aiuto per 7,4 milioni di euro destinati alla Piazza del Cristo, all’Avana Vecchia. Il suddetto finanziamento avrebbe consentito la riabilitazione delle abitazioni di circa 500 famiglie, di due scuole e dei servizi di acqua potabile, di elettricità e di fognature della popolazione residente nella zona.
  3. Un donativo di 400 mila euro per la creazione di un Centro d’Attenzione all’Adulto Maggiore, nell’antico convento di Belén, che offrirebbe servizi a circa duecento anziani e sarebbe amministrato dall’Ufficio dello Storico della Città, dalle autorità locali della sanità e dall’Ordine delle Sorelle della Carità.
  4. Un donativo di 6,8 milioni di euro, attraverso il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUD), da utilizzare per appoggiare a livello locale i servizi sociali basici come l’istruzione, la sanità, l’attenzione agli handicappati e a persone della terza età.
  5. Un donativo di 6,8 milioni di euro, attraverso il PNUD, per l’acquisto di equipaggiamento, destinato fondamentalmente al settore della sanità e della produzione di alimenti, per le provincie orientali.
  6. Un donativo di 534 mila euro che sosteneva un programma di collaborazione e scambio tra l’Università italiana di Tor Vergata e l’Università dell’Avana.

In questo insolito modo il governo italiano si affretta a difendere i diritti umani del popolo cubano.

Ci sarebbe da ridere sul ridicolo ruolo europeo se non fosse per la gravità che questa escalation implica.

E dobbiamo dirlo chiaramente:

Cuba non riconosce all’Unione Europea autorità morale per condannarla e tanto meno per imporle un minacciante ultimatum rispetto alle relazioni e alla cooperazione. Cuba ha preso decisioni che spetta soltanto al popolo e al governo cubano giudicare, sono assolutamente legittime e sono solidamente basate nella Costituzione e nelle leggi del nostro paese.

L’Unione Europea, che diversamente da Cuba non è bloccata né minacciata militarmente dagli Stati Uniti, dovrebbe guardare con rispetto la lotta dei cubani per il loro diritto all’indipendenza; dovrebbe mantenere riservato silenzio, consapevole che si conosce che molte volte ha taciuto per proteggere i propri interessi; che si conosce che non ha mai adottato una posizione comune contro il repressivo regime israeliano; che si conosce che si è opposta alla possibilità che la Commissione dei Diritti Umani considerasse almeno i pericoli della guerra per il diritto alla vita dei bambini iracheni.

Infine, il Ministero degli Affari Esteri ricorda all’Unione Europea che Cuba è un paese sovrano, che conquistò la sua piena indipendenza come risultato di un lungo e doloroso processo che incluse oltre mezzo secolo di lotta contro la corrotta società neocoloniale che si instaurò nel nostro paese dopo i vergognosi Accordi di Parigi, mediante i quali la Spagna cedette Cuba agli Stati Uniti alle spalle dei patrioti cubani.

Cuba si è guadagnata la potestà, riconosciuta nel Diritto Internazionale, di determinare da sé, nell’esercizio della sua piena sovranità e senza intromissione straniera, il sistema economico, politico e sociale che più convenga al proprio popolo.

Cuba rifiuta il linguaggio d’intromissione e irrispettoso della recente Dichiarazione dell’Unione Europea, le chiede di astenersi dall’offrire soluzioni che il popolo cubano non le ha chiesto e ribadisce il suo rispetto e la sua amicizia nei confronti dei popoli europei, con cui spera di poter rafforzare un giorno, in modo onorevole e degno, i più fraterni e sinceri rapporti appena la Storia spazzerà via tanta ipocrisia, tanto marciume e tanta vigliaccheria.

Ministero degli Affari Esteri

L’Avana, 11 giugno 2003.